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Tim Cook si rivolge ai ragazzi: “Credete in voi stessi. Non bisogna arrendersi, uno deve continuare a cercare credendo nel fatto che prima o poi qualcosa succederà”

Firenze, 13 ottobre 2017- Il Ceo dell’azienda Apple era ospite dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori al cinema Odeon a Firenze. Quest’anno “Il Quotidiano in classe”, l’iniziativa di punta dell’Osservatorio guidato dal presidente Andrea Ceccherini, ha compiuto 18 anni. E ad inaugurare l’avvenimento è stato proprio Tim Cook.

Tim Cook, accolto al cinema Odeon da mille studenti provenienti da mezza Italia, ha risposto alle loro domande: ha parlato dei suoi sogni da bambino, del rapporto con il suo predecessore Steve Jobs, del cyberbullismo, della strage di Las Vegas e di molto altro. Le prime domande gliele rivolge la giornalista Maria Latella, che poi lascia la parola ai ragazzi.

Tim Cook inizia il suo discorso raccontando di essere nato e cresciuto in una famiglia della classe medio-bassa, sottolineando poi quanto l’educazione sia il fattore che ci rende tutti uguali, eliminando le differenze di ogni genere. Continua dicendo che quando era un ragazzino vedeva suo padre andare a lavorare ogni giorno per portare avanti la famiglia facendo un mestiere duro e che non gli piaceva; da quel momento si rende conto che quando fosse diventato adulto avrebbe voluto trovare qualcosa che gli sarebbe piaciuto fare e non avrebbe smesso di cercare fino a che non lo avesse ottenuto.

Parla poi dei suoi sogni da bambino: avrebbe voluto diventare musicista e suonare il trombone ma era un pessimo suonatore, avrebbe voluto essere un atleta, ma non faceva per lui. “Allora si deve continuare a cercare e avere fiducia del fatto che eventualmente qualcosa arriverà da sé, se si lavora abbastanza”: questo è il suo consiglio rivolto ai ragazzi.

Alla domanda “come si ferma la violenza?” risponde dicendo che “spetta a noi porre fine a tutto ciò. Se vedete qualcosa che succede a voi o a un altro dovete difenderlo, difendere coloro che non sono in grado di farlo da soli. Magari si sentono isolati. Non c’è lezione più importante “. A proposito dell’attacco a Las Vegas, che considera un atto di terrorismo interno, risponde che non basta essere tristi per le vittime e le loro famiglie, ma bisogna “fare un passo indietro e chiedersi perché succedono queste cose, con onestà intellettuale”.

Il prossimo tema trattato è stato quello delle fake news, le cui conseguenze sono molto più gravi di quello che la gente pensa. “È giusto avere opinioni diverse e discutere a proposito di esse, ma quando questo si trasforma in odio, accadranno solo brutte cose”. Gli adolescenti sono i maggiori fruitori del web. Ma il web spesso è anche violenza e bullismo; Tim Cook ci invita a tal proposito ad agire e segnalare quello che non va, e spera che tutto questo un giorno possa finire.

Volgendo poi l’attenzione al tema della tecnologia, per il futuro Cook sostiene ci saranno grandi novità per quanto riguarda la realtà aumentata, la quale “permetterà di fondere il mondo fisico reale con quello virtuale”, potrà essere un ottimo strumento per “materializzare” proprio davanti a noi l’oggetto di una discussione in ambito storico, oppure essere d’aiuto in campo medico, lavorativo ed educativo. Cook ha poi parlato del punto di equilibrio fra privacy e sicurezza anche quando sono le polizie di tutto il mondo a voler accedere ad informazioni personali su smartphone o tablet. Il Ceo ha ribadito che l’azienda è contraria a fornire informazioni private alle Polizie, cercando di far capire loro che “anche nel mondo dei dati criptati c’è ampiezza di informazioni a disposizione e una chiave che non daremo perché, se qualcuno la trafugasse, nessuno sarebbe più al sicuro”.

Uno degli argomenti principali della conferenza è stato il suo rapporto con Steve Jobs, che definisce un genio. “Si focalizzava su poche cose perché tutto quello che faceva doveva essere perfetto” continua. “Pochi sanno che era anche un grande insegnante e credeva che l’azienda dovesse essere come un’orchestra. Non voleva ‘yes men’ intorno a lui perché amava confrontarsi specialmente con chi aveva una visione, anche diversa dalla sua”. Oltre ad aver raccontato di come sia stato per lui un privilegio della vita lavorare con il suo predecessore, Tim Cook ha insistito con i ragazzi sull’avere fede nel fatto che, grazie al duro lavoro, all’avere delle opinioni ben argomentate e una buona capacità critica, sia possibile raggiungere i traguardi personali, professionali e sociali.

Essere a capo di un’azienda di tale importanza significa avere molto potere. E per Tim Cook il potere “è la capacità di influenzare le persone”. In questo modo stimola i ragazzi dicendo loro che ognuno di noi ha un potere, e che esso è come un sasso lanciato in uno stagno; ognuno di noi è quindi una piccola onda che può fare grandi cose.

Si è trattato anche della differenza di prezzo dei prodotti Apple nel mondo; il CEO risponde che è causa delle tasse sulla vendita che variano da Paese a Paese; aggiunge poi che lui vorrebbe che tutti i loro prodotti siano a basso prezzo, e che i prezzi possano essere gli stessi in tutto il mondo, il che renderebbe la nostra vita molto più semplice.

Tim Cook, a proposito della miglior professione per lavorare nell’azienda di Cupertino, incoraggia i ragazzi ad imparare a scrivere i codici di programmazione, anche solo la base. Suggerisce inoltre di diversificare la preparazione. “Prendiamo con noi molti neolaureati, di varie materie perché crediamo nel fatto che il personale debba essere molto diversificato.” sono le sue parole rivolte agli studenti.

“L’intelligenza artificiale prenderà decisioni che un tempo erano degli esseri umani. Potrà fare cose incredibili, come aiutare i medici a diagnosticare malattie, eliminare mansioni che non ci fanno molto piacere. Nell’intelligenza artificiale – come in tutte le tecnologie – deve essere iniettata umanità”, risponde Cook in seguito alla domanda di una studentessa a proposito dell’influenza che avrà l’intelligenza artificiale sulle nostre vite.

Dopo aver dato largo spazio agli studenti presenti, la giornalista Maria Latella rivolge al CEO l’ultima domanda, riguardo le tasse. Tim Cook risponde che Apple paga più tasse di chiunque altro al mondo, è il più grande contribuente negli USA così come in Irlanda, “ed è così che deve essere” aggiunge. Cook trova però che il sistema fiscale degli Stati Uniti e del resto del mondo debba essere rivisto e si dice favorevole a partecipare ad una discussione su come rivedere l’aspetto fiscale per il futuro, trovando qualcosa di equo.

Si conclude così il dibattito tra Tim Cook, Maria Latella e gli studenti presenti all’evento. Finita la conferenza, Cook si presta per scattare selfie con i ragazzi prima di lasciare il cinema Odeon di Firenze, accompagnato dalla celebre canzone “We are the World”.

Elena Felotti, classe 3S